Il No definitivo di quel maledetto Rigassificatore!

Dopo mesi e mesi di battaglia nel territorio si è arrivata alla bocciatura definitiva del rigassificatore Ionio Gas nella provincia di Siracusa, anche noi come pbc siracusa ci siamo battuti insieme al comitato "No rigassificatore" e alle altre associazioni presenti sul territorio.

Vi riporto un passaggio estrapolato dal sito di Priolo notizie, che si batte da anni contro la costruzione del rigassificatore e per la riqualificazione ambientale della nostra Provincia:

"Il rigassificatore Ionio Gas, una nuova minaccia". Insomma "il sito prescelto ha un grado di pericolosità tale - ha evidenziato il dirigente generale dell'assessorato regionale al Territorio e Ambiente , Rossana Interlandi - da rendere necessario un approfondimento e una riduzione del rischio prima della realizzazione di un rigassificatore". Inoltre l'opera "non risulta coerente con i principi di risanamento ambientale". Insomma prima di costruire una bomba come il rigassificatore occorre smantellare tutto quel vecchiume rappresentato da impianti obsoleti e pericolosissimi.




C'è da aggiungere pure la riflessione illuminata della nostra attuale ministra per (contro) l'Ambiente Stefania Prestigiacomo che a poche ore della notizia rilascia queste dichiarazioni:

Il ministro Prestigiacomo: "Realizzare il rigassificatore di Priolo"

"È un comportamento colpevole e irresponsabile. Faremo battaglia per sbloccare l'autorizzazione per la realizzazione del rigassificatore di Priolo". Lo ha detto questa mattina a Siracusa il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo intervenendo all'incontro di Confindustria per il ventennale dei Giovani imprenditori siracusani.

"Ho parlato più volte con il governatore Raffaele Lombardo. - ha aggiunto - E' inaccettabile che ci sia un atteggiamento dilatorio da parte della Regione. Come ministro dell'Ambiente mi sono occupata delle autorizzazioni per Porto Empedocle e Priolo. Nessuno mi ha spiegato perché il rigassificatore di Porto Empedocle è stato sbloccato, mentre Priolo ancora attende. Adesso c'é stato un ulteriore rinvio".

Prestigiacomo ha sottolineato che "l'impianto è strategico per la sicurezza energetica del Paese e in una Sicilia in condizioni drammatiche. Si tratta di un investimento di capitale privato di oltre mille milioni di euro in un territorio che ne ha assolutamente bisogno". "Posso capire le compensazioni dal punto di vista ambientale ma non le ragioni del ritardo. Per quanto mi riguarda - ha concluso - l'appoggio al governo Lombardo passa anche da queste scelte".

Fonti:

Priolonotizie e Siciliainformazione

"CAMBIAMO ARIA"

E' IL NOME DELLA NUOVA PETIZIONE NAZIONALE PER LA RIDUZIONE E IL RICICLO TOTALE DEI RIFIUTI E LA MESSA AL BANDO DEGLI INCENERITORI.


  1. Direttive Europee: primo ridurre e riciclare i rifiuti. Incenerimento non è riuso né riciclo
    Tutte le Direttive europee sui rifiuti stabiliscono che il problema va risolto con la riduzione/prevenzione dei rifiuti all'origine (vuoto a rendere, liquidi alla spina, compostaggio domestico, etc.), la raccolta separata dei materiali, il riciclo e la produzione di nuove merci, la progettazione di merci più facilmente riciclabili. Solo in via del tutto subordinata si può ricorrere a discariche ed inceneritori.
    Una furbesca interpretazione di tali direttive fa credere che gli inceneritori (chiamati solo in Italia “termovalorizzatori”) comportino la riutilizzazione dei rifiuti. In realtà, anche se il calore della combustione è utilizzato per produrre elettricità, si tratta sempre di inceneritori a bassissimo recupero di energia: riciclare la carta fa recuperare 4 volte l'energia che si produce bruciandola; riciclare le plastiche fa recuperare da 10 a 26 volte l'energia prodotta col loro incenerimento
  2. Inceneritori di RSU non sono centrali termoelettriche
    Non è vero che un inceneritore è simile ad una centrale termoelettrica, che invece è progettata per bruciare un combustibile la cui composizione è relativamente costante e il cui inquinamento, se si vuole, può essere analizzato, e in parte ridotto.
  3. La separazione meccanica non funziona
    La grossolana separazione di una frazione "umida" (ed eventualmente del vetro) dal resto, destinato all'incenerimento, con eventuale sua trasformazione in CDR (combustibile derivato dai rifiuti), sono operazioni mirate soltanto a legittimare i grossi affari associati alla vendita di inceneritori o alla riconversione di vecchie centrali termoelettriche dismesse.
  4. Se si brucia carta, plastica e legno, si vanificano le raccolte separate. C'è bisogno di riciclare la carta invece di importarla
    Gli inceneritori possono funzionare soltanto bruciando materiale combustibile e le frazioni combustibili dei rifiuti sono soltanto carta, plastica, eventualmente legno. Gli inceneritori impediscono perciò la possibilità di riutilizzare e riciclare la carta e la plastica. Viene così anche vanificato il generoso impegno di tante associazioni di volontariato, scuole e famiglie per la raccolta separata dei rifiuti. C'è un'enorme bisogno di riciclo: degli oltre 10 milioni di tonnellate di carta e cartoni "consumati" in Italia, solo poco più di 2,5 milioni sono riciclati e circa 7,5 milioni vanno in discariche e inceneritori.
  5. Inceneritori e riciclo sono due scelte alternative: la Germania lo dimostra
    La scelta di costruire inceneritori scoraggia lo sviluppo di tecniche di raccolta separata, frazionamento e arricchimento delle frazioni riciclabili, riciclo e commercializzazione delle merci riciclate, analisi merceologica delle frazioni destinate al riciclo e delle merci riciclate; scoraggia la progettazione di merci, oggetto e macchinari più duraturi, che generano minori quantità di rifiuti durante la produzione e dopo l'uso, che possono essere usati più volte, più idonei ad essere riciclati. Tutte operazioni che potrebbero assicurare occupazione e innovazione tecnico-scientifica. In Germania la riduzione dei rifiuti (-16%) e l'aumento del riciclo degli imballaggi iniziati con il decreto Toepfer del 1991 ha mandato in crisi gli inceneritori programmati e costruiti dal 1980 al 1995.
  6. Dai camini degli inceneritori esce la peste del 2000
    Con la combustione di rifiuti contenenti carta, legno e plastiche (anche clorurate), si liberano metalli tossici, micro- e nanopolveri, si formano acidi, diossine, Pcb (policlorobifenili), sostanze tossiche e cancerogene, che non sono significativamente filtrate neanche dai più sofisticati mezzi di abbattimento.
    Dai documenti ufficiali Europei risulta che in Italia il 64% delle diossine è prodotto dagli impianti di incenerimento.
    La normativa è inadeguata a tutelare la salute: un inceneritore può “legalmente” immettere nell'ambiente sostanze nocive, compresi cancerogeni certi, in quantità rilevanti, e con controlli assai poco soddisfacenti: ad esempio, un inceneritore da 800 tonnellate di rifiuti al giorno, rispettando i limiti di legge, emette 504.000 nanogrammi di diossina al giorno, che sono l'equivalente della dose massima giornaliera di 720.000 adulti.
    Le emissioni degli inceneritori sono una delle cause principali del moltiplicarsi di malattie degenerative in Europa, con enormi costi sociali. Per questi motivi chiediamo la messa al bando degli inceneritori.
  7. Le ceneri sono un quarto dei rifiuti inceneriti, vanno in discariche più pericolose e più costose
    Gli inceneritori lasciano un residuo (circa il 25% in peso dei rifiuti trattati) di ceneri, contenenti sostanze chimiche più facilmente solubili in acqua dei rifiuti originari. Tali ceneri devono essere smaltite in discariche molto più sicure di quelle ordinarie. Costruire inceneritori comporta quindi costruire anche discariche, con ulteriori effetti ambientali su acque superficiali e sotterranee.
  8. La “convenienza economica” dell'incenerimento è una truffa pagata con le nostre tasse
    Incenerire i RSU costa molto più che raccoglierli separatamente e riciclarli: da 100 a 300 euro a tonnellata.
    La "convenienza" economica sta tutta nella truffa del finanziamento statale che paga,con i nostri soldi, l'energia elettrica prodotta dagli inceneritori circa 18 cent al KW/h, oltre 4 volte il suo prezzo di mercato. E' un conto truccato che paghiamo noi cittadini con le tasse e le bollette.
  9. Verso “Rifiuti Zero” con la raccolta differenziata “porta a porta”
    In Italia molte decine i comuni, non solo piccoli, superano l'80% di raccolta differenziata e qualcuno sta puntando a superare il 90%. Questi risultati si ottengono con una buona informazione e coinvolgimento degli abitanti, un sistema di raccolta “domiciliare”, fatto porta a porta, in giorni diversi per tipi di rifiuto diversi; così si facilita al massimo il riciclo e, rivendendo i vari materiali alle industrie di carta, vetro, metalli ecc. si riducono i costi complessivi e le tasse sui rifiuti. Anche il residuo finora chiamato “non riciclabile” viene ora trasformato, con tecnologia italiana, in una “sabbia” per arredi da esterno e calcestruzzi.
    Investendo meno di 1 miliardo di euro, il governo può servire con la raccolta domiciliare i 45 milioni di italiani che ancora non lo sono, creando 200.000 posti di lavoro, invece di investire 10-15 miliardi di euro in inceneritori e loro discariche, con soli 3.000 occupati: la ricaduta occupazionale del riciclo rispetto all'incenerimento è di 1000 posti a 1. Questa è “economia verde”.
  10. Verso “Rifiuti Zero”: paghi meno chi fa meno rifiuti
    I rifiuti si riducono ulteriormente se le tariffe non sono legate alla dimensione degli alloggi o al numero del nucleo famigliare, ma alla quantità di rifiuto non riciclabile conferito.
    Ulteriori sconti possono riguardare chi composta nel proprio orto gli scarti organici di cibo o potature e i genitori che addottano per i neonati i pannolini lavabili.

FIRMA LA PETIZIONE SUL SITO

"http://www.cambiamoaria.org"

Manifestazione contro il Rigassificatore (Priolo 12/09/2009)

Sabato scorso si è svolta a Priolo Gargallo, una manifestazione che ribadisce il No della cittadinanza Priolese, alla costruzione di un rigassificatore.

Il luogo in cui dovrebbe sorgere questo rigassificatore è meglio conosciuto come "Triangolo della morte" dove troviamo, oltre che varie industrie inquinanti e pericolosissime per la salute dell'uomo, anche la presenza di uno dei più importanti poli petrolchimici europei.


Naturalmente anche la lista civica "Per il Bene Comune" di Siracusa ha partecipato all'iniziativa, organizzata dal comitato "NO RIGASSIFICATORE".

La partecipazione è stata di massa, si sono contate quasi 1000 persone, moltissimi erano i giovani che urlavano slogan contro coloro che continuano a pruomuovere la costruzione di questo pericolosissimo impianto.

La manifestazione ha percorso le vie principali del paese, e si è conclusa nella piazza centrale di Priolo, dove sono intervenuti i vari personaggi della politica locale e delle varie associazioni, che hanno voluto dire la propria sulla questione rigassificatore.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 17 settembre 2009 nell’aula consiliare di Priolo, dove il Consiglio comunale sarà chiamato a discutere una mozione politica contro il rigassificatore Ionio Gas.

se volete saperne di più al riguardo cliccate qui


ECCO ALCUNE FOTO DELLA MANIFESTAZIONE :



















Report manifestazione "No Ponte"

Sabato 8 Agosto 2009, la lista civica nazionale del "Per il Bene Comune" ha partecipato alla manifestazione contro la costruzione del Ponte sullo stretto, per l'evento erano presenti in rappresentanza di tutto il cordinamento Nazionale il gruppo del Pbcsicilia.















La partecipazione al corteo è stata massiccia, infatti si sono contate più di 8000 persone in marcia, molte sono state le associazioni, i partiti, e i movimenti presenti all'evento.



Le foto:














































Il Video:


PBC parteciperà alla manifestazione "No Ponte"

Anche la lista civica nazionale e regionale del Per il Bene Comune parteciperà alla manifestazione dell'8 Agosto contro il ponte sullo stretto!


Contro il Ponte e per la tutela dei territori

Il piano per le infrastrutture varato dal Governo si configura come un vero e proprio regalo nei confronti dei grossi contractor (Impregilo in testa) che fanno del rapporto con le istituzioni pubbliche la loro fortuna. Dei 16 miliardi di Euro complessivi, 1,3 sono stati destinati al Ponte sullo Stretto, opera che ha acquisito un valore simbolico ormai superiore anche allo stanziamento previsto. All'operazione infrastrutture viene assegnato il significato del rilancio dell'economia e dell'occupazione. Si tratta di un nuovo corso a carattere globale con enormi investimenti (seppure ogni paese lo configuri con caratteristiche differenti). In realtà difficilmente questo tipo di politiche avrà un vero effetto anticiclico (ancora meno miglioreranno le condizioni di vita dei lavoratori colpiti dalla crisi), ma sicuramente servirà a trasferire risorse dal pubblico alle imprese private che sono impegnate in questo settore di mercato. La costruzione del ponte sullo Stretto, al di là del portato di distruzione di un'area paesaggisticamente straordinaria e di importanza unica dal punto di vista naturalistico e della devastazione cui condurrebbe Messina e Villa San Giovanni a causa di immensi cantieri che interesserebbero queste città per molti anni, non ha alcuna logica dal punto di vista trasportistico ed economico. Tutti gli studi condotti negli ultimi anni, infatti, a partire da quelli degli advisor ingaggiati dal governo italiano indicano in alti tassi di crescita del meridione (almeno il 3,8 %) la condizione perch´ il ponte possa essere seppur minimamente profittevole. A tali tassi corrisponderebbe, infatti, un incremento dei transiti che indurrebbe quegli introiti che giustificherebbero economicamente l'opera. Com'è evidente, però, siamo molto lontani da questi dati ed infatti negli ultimi anni il traffico nello Stretto di Messina ha visto un netto ridimensionamento piuttosto che l'auspicato incremento. I tanto sbandierati ingorghi agli imbarcaderi (che giustificherebbero l'opera) sono in realtà ormai rari e in larga misura causati da una riduzione della flotta e dalla progressiva opera di dismissione portata avanti dalle Ferrovie dello Stato nel mezzogiorno. E allora sarà alquanto difficile che possa esserci un investimento di privati in un'opera che non dà alcuna garanzia di profitti (nonostante le clausole di rivalsa che prevedono il rimborso del 50% dell'investimento allo scadere della concessione). Il finanziamento (se ci sarà, col miliardo e trecento milioni attuali avvieranno progettazione ed opere propedeutiche e/o compensative) sarà interamente pubblico e verrà, come spesso ripetuto da Matteoli, recuperato in larga parte sul mercato finanziario (attraverso prestiti e/o obbligazioni) rinviando il debito alle generazioni successive. Inoltre, i 40000 addetti propagandati dal Governo sono da ridurre, secondo recenti studi, basati peraltro anche sulle rilevazioni condotte dagli advisor, a circa 5000 di cui solo 2000 locali. Il movimento Noponte ha sempre espresso la propria contrarietà al Ponte sullo Stretto non soltanto per motivazioni ambientali, economiche, trasportistiche, sociali ma anche sollevando gravi interrogativi su aspetti tecnici legati alla scarsa valutazione sull'alta sismicità dell'area, sulla tenuta delle saldature del Ponte, sui limiti tecnologici attuali per garantire una "luce" così lunga, ecc.. Quegli interrogativi sono oggi confermati ed addirittura aggravati non da un tecnico qualsiasi ma addirittura da quello che fu il presidente del comitato tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità del Ponte ovvero il prof. Remo Calzona che dichiara apertamente in una intervista a "La Repubblica" di avere sbagliato le previsioni: la soluzione del Ponte a campata unica è oggi assai più costosa e per nulla immune da crisi strutturali; il Ponte potrebbe collassare a causa della fatica dei materiali (il cosiddetto fletter,che provocò la caduta del ponte di Tacoma, sopra Los Angeles); è molto probabile che il Ponte subisca il fenomeno del galopping, ovvero una deformazione patita in Danimarca dal nastro d'asfalto del ponte sullo Storebelt, impedendo il passaggio di cose e persone, ovvero il motivo ufficiale per il quale si costruisce un Ponte!!! Il 22 gennaio 2006 una grande manifestazione partecipata da decine di migliaia di persone (con la partecipazione di una folta delegazione di No Tav) invase le strade di Messina e determinò di fatto uno stop alla costruzione del ponte. Il Governo Prodi, infatti, inserì l'opera tra quelle non prioritarie. Non cancellò, però, la Stretto di Messina Spa (società incaricata di gestire la costruzione del ponte), né rescisse il contratto firmato da Berlusconi con Impregilo poco prima della scadenza del suo mandato è risultato, così, agevole al nuovo Governo Berlusconi rilanciare l'operazione. Per fermare nuovamente la costruzione del ponte sullo Stretto sarà oggi necessario ricostruire le condizioni che portarono a quella grande mobilitazione di piazza. Lo abbiamo fatto una volta, possiamo rifarlo.

Costruiamo insieme una grande manifestazione
per giorno 8 Agosto 2009

Parte la raccolta firme contro il nucleare a Siracusa

Domenica 12 Luglio 2009 a Siracusa partirà la raccolta firme contro il nucleare....

L'appuntamento è in Largo XXV Luglio (adiacente Tempio di Apollo)

Le date sono le seguenti:

LUGLIO 12 - 26

SETTEMBRE 12 - 13 - 26 - 27

L'orario è continuativo dalle 10:00 alle 19:00


Se volete darci una mano siete i benvenuti!






Scarica qui il volantino dell'iniziativa!


VI ASPETTIAMO........

Partecipazione al Controvertice

Il 22-23-24 Aprile 2009 a Siracusa si è svolto il G8 Ambiente, organizzato dal Ministro Stefania Prestigiacomo, che ha scelto proprio la sua città Siracusa per il vertice dei potenti sull'ambiente.

Varie organizzazioni si sono unite per dire la loro, e informare i suoi cittadini, in quale precaria situazione si trovasse l'intero territorio del Siracusano, l'intera sicilia e persino dell'intera nazione.

Tra le varie organizzazioni, partiti e comitati c'era pure PER IL BENE COMUNE di Siracusa, che si è dapprima organizzato con il comitato "Altro G8" che raccoglieva tutte le realtà delle provincia di Siracusa. Successivamente venutasi a creare un comitato regionale per l'organizzazione della tre giorni "Contro G8", anche il pbc si è istituito regionalmente .



La tre giorni si è svolta con successo!

Importantissimi sono stati i forum tematici, svolti nella Sala Randone di Via Malta a due passi dal summit, che hanno visto anche la presenza di personalità importanti e di spicco, le tematiche affrontate sono state :


22 APRILE FORUM su ambiente-infrastrutture-benicomuni;
23 APRILE FORUM su lavoro- precariato-immigrazione;
24 APRILE FORUM sumilitarizzazione-repressione;

Il momento più importante della tre giorni è stata la Manifestazione del 23, che ha visto la partecipazione di tutte le organizzazioni regionali e nazionali e di molti cittadini Siracusani, in tutta risposta alla continua campagna denigratoria, portata avanti per settimane dai media, dalle associazioni ipocrite e "perbeniste" e dalle istituzioni Siracusane. Che hanno incoraggiato un clima di paura verso questo Controvertice.